Laguna di Santa Gilla

La Laguna di Santa Gilla (Stagno di Cagliari), situata nella parte meridionale della piana del Campidano, rappresenta la zona umida costiera più estesa della Sardegna. Caratterizzata da acque dolci, salmastre e salate ospita una fauna e una flora ricchissima che ne riconoscono l’importanza a livello europeo ed internazionale. Soggetta a tutela speciale l’area è individuata come:

 

  • Sito Ramsar. Lo Stagno di Cagliari è stato inserito tra le zone umide di importanza internazionale, in particolar modo come habitat per gli uccelli acquatici;

 

  • Montreux Record. Lo Stagno di Cagliari è inserito tra le zone umide di interesse internazionale da monitorare perché le caratteristiche ecologiche sono cambiate, stanno cambiando o verosimilmente cambieranno;

 

  • Zona a Protezione Speciale. Z.P.S. per la conservazione uccelli selvatici;

 

  • Sito di Interesse Comunitario. S.I.C. “lo Stagno di Cagliari, le Saline di Macchiareddu, la Laguna di Santa Gilla”, per la presenza di habitat e specie di interesse comunitario, anche rare, vulnerabili o minacciate di estinzione, e per le attività economiche esistenti relative alla produzione del sale (Saline) e alla pesca lagunare;

 

  • Programma Integrato d’Area (P.I.A.) “6 Sud - Santa Gilla”. Con l'obiettivo di realizzare azioni per il risanamento e la bonifica; la valorizzazione del Villaggio pescatori di Giorgino, de La Scafa e della Quarta Regia; azioni Life Natura ‘96; investimenti produttivi riguardanti produzioni ittiche; due turbine eoliche che consentissero l’apporto di energia elettrica in Laguna; la soglia sfiorante nei pressi delle foci del FluminiMannu e del Rio Cixerri; impianti ed opere funzionali per la gambericoltura, per l’avannotteria e per l’arsellicoltura; gabbie a mare, barriera costiera, mitilicoltura e vermi saltarello; etc.

 

  • Riserva naturale. Nello Stagno di Cagliari venne prevista l’istituzione della riserva naturale “Santa Gilla”;

 

Genesi

 

L’ampia laguna, un tempo molto più estesa, con i suoi attuali 3800 ha circa ricade nei comuni di Cagliari, Assemini, Elmas e Capoterra. Di origine quaternaria, la sua genesi è il risultato delle ampie fluttuazioni del livello del mare che hanno determinato azioni di escavazione dei fiumi Cixerri e Mannu e successiva ingressione marina. La chiusura verso il mare dell’ampio bacino ad opera di barre sabbiose emerse dal fondo del mare, rappresentata dall’attuale cordone di La Playa, è riferibile alla trasgressione versiliana (6500 anni fa).

 

Trasformazioni e saline

 

La storia recente della Laguna e le sue più grandi modificazioni, sono legate soprattutto all’azione dell’uomo e al suo utilizzo come area produttiva per la pesca e la raccolta del sale. Sono dell’inizio del ‘900 le grandi trasformazioni che hanno portato all’attuale configurazione dell’area. Fu infatti l’Ing. Luigi Contivecchi che riuscì nel 1921 a convincere lo stato italiano a finanziare il suo progetto. Non una semplice bonifica ma un piano di sviluppo che si occupava di pesca, agricoltura, industria e attività saliniera. All’interno dell’ampia zona lagunare nacque un’importante salina, attiva ancora oggi: la Salina Contivecchi. La salina rappresenta un perfetto esempio di attività ecocompatibile, che se da una parte ha trasformato il paesaggio dell’area, dall’altra ha rappresentato la forza in grado di preservare questa importantissima zona umida.

Sin dagli anni ’30 le Saline si impongono per la quantità e qualità di sale prodotto. Il cloruro di sodio estratto annualmente in Salina si aggirava in media sulle 300.000 tonnellate e veniva commerciato in molte zone del mondo: America del Sud, Giappone, Canada e Islanda. Il successo delle saline si trasforma ben presto in una realtà in grado di garantire lavoro a migliaia di persone: 500 operai fissi che vivevano nel villaggio all'interno della Salina, dotato di tutti i confort, e moltissimi manovali stagionali provenienti dalle aree circostanti.

L’area occupata dalle Saline Contivecchi ha un’estensione di circa 1350 ha e benché in buona parte di origina antropica ospita un’elevata biodiversità, sia vegetale sia animale, che si distribuisce in funzione dell’idrodinamismo e del gradiente salino dei suoi bacini evaporanti e delle caselle salanti. Nella salina la produzione del sale determina infatti una suddivisione ecologica e un’ eterogeneità spaziale, capaci di mantenere specie legate ad habitat specifici, importanti soprattutto per gli uccelli acquatici e per il loro sostentamento.

La gestione delle acque è in grado di beneficiare la coesistenza di un ampio range di gruppi tassonomici, come risultato di una partizione delle risorse, garantendo all’avifauna una disponibilità di nicchie trofiche diversificate; in particolare nel sistema delle vasche evaporanti, caratterizzate da elevata ricchezza macrobentonica, dove si può osservare il maggior numero di specie di uccelli, che trovano in questi habitat un’ampia gamma di risorse trofiche.


 

Vegetazione

 

Le caratteristiche della vegetazione e la sua distribuzione nell’area di Santa Gilla sono in relazione alle variazioni della salinità delle acque e dei suoli dei terreni circostanti. Il sistema lagunare dal punto di vista floristico e vegetazionale è infatti notevolmente complesso a causa dei diversi habitat in esso riscontrabili. Si passa da ambienti con acque dolcificate ad altri dove l’acqua ha una salinità vicina a quella del mare o addirittura superiore. Sono presenti più di 450 specie floristiche, in prevalenza terofite e camefite alofile, con associazioni tipiche quali il Salicornietumfruticosae delle sponde salse e l’associazione Ruppietummaritimae delle acque (De Martis et al., 1992). Di particolare interesse conservazionistico è la popolazione di Halocnemum presente a S. Gilla. Ritenuta fino a poco tempo fa appartenente alla specie H.strobilaceum la popolazione lagunare  appartiene invece alla specie H. cruciatum. La specie, presente solo a S. Gilla e S. Antioco forma associazioni rare, da considerare in pericolo di estinzione per la frammentazione grave degli habitat dovuta alle attività antropiche, alle bonifiche ed alle alterazioni imposte sui sistemi costieri.

Tra le specie censite meritano inoltre particolare attenzione 10 endemismi e ben 164 piante officinali.

 

Fauna

 

Alla Laguna di Santa Gilla si riconosce in particolar modo il ruolo di “habitat per gli uccelli acquatici”, la cui presenza è stimata intorno ai 25.000 individui l’anno.

Sono invece circa 250 le specie di uccelli censite dal 1800, suddivise tra sedentarie, nidificanti, migratorie e svernanti. Anche in questo caso la ricchezza in specie e l’elevato numero di individui è legato alla grande eterogeneità ambientale della laguna che offre alle diverse specie habitat idonei dove trovare rifugio, cibo e siti per nidificare.

Le acque dolci, quelle salmastre e quelle iperaline sono habitat di specie rare o poco diffuse, il cui status di conservazione è indicato come sfavorevole in Europa. Tra queste ricordiamo Fratino, Gabbiano roseo, Pollo sultano, Sterna zampenere e Fraticello, tutte nidificanti regolari. Altre minacciate a livello mondiale come il Gabbiano corso svernano in laguna dove trovano rifugio e cibo durante l’inverno. La laguna, ma più in particolare le saline sono anche uno degli unici due siti di nidificazione sardi del fenicottero, che dal 2000 con qualche eccezione, sceglie la salina industriale come habitat riproduttivo.

 

Pesca

 

La pesca lagunare tradizionale è sempre stata una caratteristica importantissima di Santa Gilla, presa in considerazione da tutti i governanti della città di Cagliari. Già nel 1339 esisteva un’ordinanza del Re Pietro IV di Aragona in favore dei pescatori di Santa Gilla, pescatori che, istituito il gremio di San Pietro, dal 500 gestivano la laguna. A questa corporazione appartenevano tutti i pescatori dello stagno, all’epoca pescoso e ricco di selvaggina. Il gremio aveva il controllo della produzione e del mercato del lavoro ed il suo statuto sociale disciplinava l’apertura, l’esercizio e la chiusura della pesca.

Nella prima metà del 500 fu istituita la IV regia per regolamentare l’esercizio della pesca sulla laguna. A coloro che praticavano la pesca all'interno della laguna di Cagliari era richiesto il conferimento della quarta parte del pescato. Questa pratica restò in uso fino al 1956 in piena era repubblicana, quando venne soppressa con una legge regionale. Numerose erano anche le peschiere, localizzate sul cordone litoraneo de La Playa, che già dal 1600 venivano date in concessione dal demanio marittimo, nonostante ad ogni alluvione riportassero ingentissimi danni e la loro presenza, in parte, impedisse il deflusso delle acque dei fiumi in piena, portando a rovinosi allagamenti. Nel 1840 si contavano 460 pescatori e un prodotto annuale di quasi mezza tonnellata. Sessant’anni dopo la quantità di pescato era poco più della metà e iniziò l’abbandono della laguna ormai poco produttiva.

In seguito alla Bonifica Contivecchi, Santa Gilla divenne una delle lagune più pescose d'Europa. I lavori risolsero il problema dell’interramento e dei banchi sabbiosi localizzati lungo La Playa, che limitavano l’ingresso dei pesci in laguna e la circolazione delle acque. Si arrivò così ad una produzione ittica di 17.000 quintali annui di specie pregiate. La laguna rappresentò per la città un bacino di pesca ricchissimo, trasformando cacciatori, agricoltori e pastori nei nuovi pescatori di Cagliari e dintorni. Le cronache di questi inizi di secolo riportano un dato significativo: erano più di 500 i  pescatori che tutti i giorni solcavano le acque di S. Gilla.

Con l'arrivo delle prime industrie chimiche, alla fine degli anni '50, la pesca in laguna ebbe una nuova scossa. I pescatori vennero assunti nelle fabbriche e la produzione ittica si ridusse di almeno il 50%. La situazione peggiorò tra gli anni ‘60-‘70 a causa dell'inquinamento industriale, urbano e agricolo. Fluirono in laguna acque contenenti mercurio, piombo, cromo, acque civili non trattate tra cui quelle dell’ospedale Santissima Trinità. Le conseguenze furono disastrose tanto che nel 1974 venne emanato il divieto di pesca, anche in seguito ad un caso di colera che colpi uno degli arsellari dello stagno.

Si intravide una ricrescita economica solamente dopo le imponenti opere di bonifica del 1986, quando furono realizzati canali di guardia per intercettare gli scarichi inquinanti, asportato il primo strato di sedimenti dal fondo per allontanare i metalli pesanti, scavati canali subacquei per aumentare il ricambio idrico e ampliata la bocca a mare, e le prime esperienze di coltivazione intensiva. Nel 1994 un decreto Regionale affidò la gestione dell'attività ittica in Laguna alla cooperativa di pescatori "La peschereccia" e dalla fine del 1997 al “Consorzio Ittico Santa Gilla”.

Tuttavia a causa del diminuito afflusso di acque dolci, dell’assenza di tecniche di pesca efficaci, dei fenomeni di eutrofizzazione e dell’eccessivo sforzo di pesca esercitato negli anni la produzione lagunare resta modesta. Attualmente vi si esercita:

  • pesca vagantiva con reti da posta e trappole
  • raccolta molluschi bivalvi
  • venericoltura
  • mitilicoltura in long-lines

 

Pressioni

 

A causa della sua vicinanza con le aree abitate e le aree industriali santa Gilla è soggetta a disturbi e impatti che in misura maggiore agiscono lungo i suoi confini. L’ampia estensione garantisce, tuttavia, agli animali presenti di poter trovare nelle zone interne più tranquille siti idonei e indisturbati. Purtroppo la cattiva gestione dell’area e l’impianto di aree industriali negli anni ‘70 hanno generato nel tempo fenomeni diffusi e non di inquinamento che, se non nell’immediato, hanno provocato danni all’ecosistema lagunare modificando profondamente la natura dei sedimenti e lo stato delle acque. Se da una parte l’ampia estensione ed eterogeneità ambientale garantiscono a piante ed animali habitat idonei, dall’altra la sua gestione e controllo divengono problematici. Così come problematiche e costose sono le opportune azioni di monitoraggio e ripristino ambientale.

Tra i fattori di pressione/minaccia che interessano l’area ricordiamo:

  • elevata salinità delle acque nella parte lagunare vera e propria che genera una bassa produttività
  • mancata gestione delle paratoie che regolano l’ingresso di acque dolci dagli immissari con conseguente scomparsa degli habitat caratteristici di acque salmastre e specie tipiche
  • colonizzazione da parte di specie marine nella parte meridionale della laguna prossima alla bocca a mare, assenti prima che gli immissari venissero arginati e creati invasi e dighe
  • sversamento di reflui urbani da scarichi non ancora collettati
  • mancata manutenzione del canale circondariale, quindi sversamento di reflui industriali e urbani
  • presenza di discariche e strutture precarie abusive costruite lungo gli argini dello stagno
  • massiccia presenza di pescatori non autorizzati
  • perdita di zone umide nell’area vasta della Laguna in seguito alla nascita di nuove attività e nuovi quartieri abitati
  • tecniche di pesca non sempre compatibili
  • colonizzazione da parte di specie aliene